Ancora polemiche attorno alla figura di Ilaria Salis. L’eurodeputata è finita di nuovo in tribunale, ecco per quale ragione.
Nuova vicenda giudiziaria per Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, finita questa volta al centro di una controversia nata sui social network. Dopo il caso del licenziamento dei due ex collaboratori, ecco che alla donna sono bastate poche parole pubblicate su Facebook da un uomo di 62 anni, residente nel Piacentino, per innescare una querela per diffamazione.

Ilaria Salis: le parole che l’hanno fatta infuriare
Come riportato da Libertà, citata in queste ore anche da Libero, Ilaria Salis è tornata al centro di un caso che l’ha vista rimettere “piede” in tribunale. Tutta colpa di qualche parola di troppo volata, nei suo confronti, sui social da parte di un uomo. La frase contestata è stata: “Ha parlato la martellatrice di Budapest”. Un’espressione che la parlamentare europea avrebbe considerato lesiva della propria immagine, decidendo così di rivolgersi alla giustizia.
i dettagli del caso
Come ricostruito dal quotidiano Libertà, il commento sarebbe comparso sotto un post pubblicato dalla stessa Salis nel mese di luglio. L’eurodeputata era intervenuta sull’episodio di violenza verificatosi a San Benedetto del Tronto, prendendo posizione sull’accaduto. Tra le reazioni al contenuto sarebbe arrivato anche il messaggio del piacentino, contenente il riferimento alla vicenda ungherese che aveva coinvolto Salis prima della sua elezione al Parlamento europeo.
Proprio quel richiamo è diventato oggetto della contestazione. A difendere il sessantaduenne sarà Sara Soresi, avvocato di Piacenza e consigliera comunale di Fratelli d’Italia. Il confronto si sposterà dunque nelle aule giudiziarie, dove dovrà essere valutato se le parole utilizzate dall’utente costituiscano un’espressione offensiva tale da integrare il reato di diffamazione oppure rientrino nei confini della critica.
Al momento non sono stati resi noti né la data in cui è stata presentata la querela né eventuali richieste di risarcimento. La vicenda si aggiunge ad altri passaggi giudiziari che hanno interessato l’eurodeputata. Lo scorso 13 ottobre, infatti, come anticipato anche in precedenza, la Corte d’Appello di Milano ha annullato la condanna di primo grado a oltre 300mila euro relativa al licenziamento di due ex collaboratori, Valentina Dadda e François Gelmetti. La decisione è stata determinata da un vizio nella notifica degli atti: il procedimento dovrà quindi ricominciare.